Legal Prompting - AI Act: obblighi per il professionista legale
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Legal Prompting - AI Act: obblighi per il professionista legale

Episode description

Nono episodio di Legal Prompting. Dopo aver affrontato il segreto professionale come criterio di scelta dell’infrastruttura AI, alziamo lo sguardo al quadro normativo: l’AI Act europeo e gli obblighi che ricadono sul professionista legale come deployer dei sistemi di intelligenza artificiale.

Il principio centrale: chi usa l’AI nella pratica legale non è solo un utente, ma un soggetto regolato dall’AI Act, con obblighi precisi. A questi si aggiunge l’obbligo trasversale di alfabetizzazione all’AI (art. 4), già applicabile dal febbraio 2025.

Tre applicazioni concrete:

  • Classificare il rischio del sistema utilizzato (vietato, alto, limitato, minimo)
  • Informativa al cliente e trasparenza ex art. 50 AI Act
  • Documentazione dell’uso: log, prompt tipo, controlli umani

Tre regole operative trasversali: supervisione umana effettiva, valutazione preventiva degli strumenti, aggiornamento continuo sulle scadenze del regolamento.

Nel prossimo episodio chiuderemo il percorso con una sintesi del metodo e uno sguardo alle prospettive di evoluzione.

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Bentornati al podcast su Legal Prompting, sono Nicola Fabiano. Nell'episodio scorso abbiamo

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parlato di segreto professionale e di come la scelta dell'infrastruttura IA sia, prima di tutto,

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una decisione deontologica. Oggi alziamo lo sguardo dal singolo strumento al quadro normativo

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che ne disciplina l'uso, le AI-ACT europeo e gli obblighi che ricadono sul professionista legale.

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Il principio centrale è semplice da enunciare, complesso da praticare. Le AI-ACT non regola

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soltanto chi sviluppa o immette sul mercato sistemi di intelligenza artificiale. Regola

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anche chi li utilizza, ossia il deployer. E il professionista legale che integra la IA nella

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propria attività è a tutti gli effetti un deployer. Questo significa che non basta scegliere un buono

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strumento, bisogna usarlo dentro un perimetro di obblighi precisi. A questo perimetro se ne

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aggiunge uno trasversale, già pienamente applicabile dal febbraio del 2025, l'obbligo

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di alfabetizzazione agli AI del personale previsto dall'articolo 4 del regolamento. Chi usa l'AI

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nello studio legale deve aver acquisito una competenza adeguata, chi affida quegli strumenti

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a collaboratori deve garantirgliela. Tre applicazioni concrete. Prima, classificare il rischio del

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sistema utilizzato. Le AI-ACT distingue tra sistemi vietati, sistemi ad alto rischio,

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sistemi a rischio limitato e sistemi a rischio minimo. Molti strumenti generalisti usati nello

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studio legale rientrano nella categoria del rischio limitato, con obblighi prevalentemente

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di trasparenza. Ma quando un sistema viene impiegato per valutare profili individuali,

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per supportare decisioni che incidono su diritti fondamentali, o per attività riconducibili all'allegato

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terzo del regolamento, la classificazione cambia. La prima domanda non è se lo strumento funzioni

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bene, ma in quale categoria di rischio ricade l'uso concreto che se ne fa. Seconda, informativa

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al cliente e ai destinatari. L'articolo 50 dell'AI-ACT impone obblighi di trasparenza verso

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chi interagisce con sistemi di IA o ne riceve gli output. Per il professionista legale questo

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si traduce in clausole chiare nel mandato, in pareri che segnalano dove l'AIA ha contribuito,

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e in comunicazioni che non spaccino come puramente umano un contenuto generato o rielaborato con

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l'AIA. Non è una formalità burocratica, è il modo in cui si preserva la fiducia che fonda il

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rapporto professionale. Terza, documentazione dell'uso. L'AI-ACT richiede al deployer di

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conservare i log dei sistemi ad alto rischio e di monitorarne il funzionamento. Anche fuori

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dall'alto rischio, la prudenza impone di documentare quali strumenti vengono usati,

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per quali compiti, con quali prompt tipo e con quali controlli umani. Un registro interno,

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anche semplice, è la traccia che consente di rispondere domani a un cliente, a un'autorità

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o a un giudice sul come è stato prodotto un certo contenuto. Tre regole operativi trasversali. Prima,

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supervisione umana effettiva, non simbolica. L'AI-ACT parla di human oversight e la formula

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non è uno slogan. Significa che il professionista deve essere in condizione di comprendere,

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verificare e, se necessario, contraddire l'output del sistema. Se l'output non è verificabile,

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la supervisione è apparente. Seconda, valutazione preventiva degli strumenti. Prima di integrare un

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sistema nel flusso di lavoro, occorre verificare la documentazione tecnica fornita dal fornitore,

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le condizioni di trattamento dei dati, le garanzie di conformità e la coerenza con il

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dovere di riservatezza. Una scelta tecnologica fatta in fretta diventa un problema regolatorio

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domani. Terza, aggiornamento continuo. L'AI-ACT è un regolamento entrata in vigore graduale,

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con date di applicazione diverse per le diverse categorie di sistemi. Alcuni diieti operano dal

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febbraio del 2025, gli obblighi sui modelli di uso generale dal successivo agosto, le regole

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sui sistemi ad alto rischio entrano a regime dall'agosto del 2026. Il professionista legale

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deve seguirne l'attuazione, anche perché la propria responsabilità cresce mano a mano che

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gli obblighi diventano vincolanti. Nel prossimo episodio chiuderemo il percorso, una sintesi del

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metodo del Legal Prompting e uno sguardo alle prospettive di evoluzione normative e tecnologiche.

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Per approfondire questi temi vi invito a iscrivervi alla newsletter su nicfab.eu dove ogni

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episodio è accompagnato da un numero dedicato con riferimenti note e materiali di approfondimento.

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A presto!

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Sottotitoli e revisione a cura di QTSS