Bentornati al podcast su Legal Prompting, sono Nicola Fabiano. Nell'episodio scorso abbiamo
parlato di segreto professionale e di come la scelta dell'infrastruttura IA sia, prima di tutto,
una decisione deontologica. Oggi alziamo lo sguardo dal singolo strumento al quadro normativo
che ne disciplina l'uso, le AI-ACT europeo e gli obblighi che ricadono sul professionista legale.
Il principio centrale è semplice da enunciare, complesso da praticare. Le AI-ACT non regola
soltanto chi sviluppa o immette sul mercato sistemi di intelligenza artificiale. Regola
anche chi li utilizza, ossia il deployer. E il professionista legale che integra la IA nella
propria attività è a tutti gli effetti un deployer. Questo significa che non basta scegliere un buono
strumento, bisogna usarlo dentro un perimetro di obblighi precisi. A questo perimetro se ne
aggiunge uno trasversale, già pienamente applicabile dal febbraio del 2025, l'obbligo
di alfabetizzazione agli AI del personale previsto dall'articolo 4 del regolamento. Chi usa l'AI
nello studio legale deve aver acquisito una competenza adeguata, chi affida quegli strumenti
a collaboratori deve garantirgliela. Tre applicazioni concrete. Prima, classificare il rischio del
sistema utilizzato. Le AI-ACT distingue tra sistemi vietati, sistemi ad alto rischio,
sistemi a rischio limitato e sistemi a rischio minimo. Molti strumenti generalisti usati nello
studio legale rientrano nella categoria del rischio limitato, con obblighi prevalentemente
di trasparenza. Ma quando un sistema viene impiegato per valutare profili individuali,
per supportare decisioni che incidono su diritti fondamentali, o per attività riconducibili all'allegato
terzo del regolamento, la classificazione cambia. La prima domanda non è se lo strumento funzioni
bene, ma in quale categoria di rischio ricade l'uso concreto che se ne fa. Seconda, informativa
al cliente e ai destinatari. L'articolo 50 dell'AI-ACT impone obblighi di trasparenza verso
chi interagisce con sistemi di IA o ne riceve gli output. Per il professionista legale questo
si traduce in clausole chiare nel mandato, in pareri che segnalano dove l'AIA ha contribuito,
e in comunicazioni che non spaccino come puramente umano un contenuto generato o rielaborato con
l'AIA. Non è una formalità burocratica, è il modo in cui si preserva la fiducia che fonda il
rapporto professionale. Terza, documentazione dell'uso. L'AI-ACT richiede al deployer di
conservare i log dei sistemi ad alto rischio e di monitorarne il funzionamento. Anche fuori
dall'alto rischio, la prudenza impone di documentare quali strumenti vengono usati,
per quali compiti, con quali prompt tipo e con quali controlli umani. Un registro interno,
anche semplice, è la traccia che consente di rispondere domani a un cliente, a un'autorità
o a un giudice sul come è stato prodotto un certo contenuto. Tre regole operativi trasversali. Prima,
supervisione umana effettiva, non simbolica. L'AI-ACT parla di human oversight e la formula
non è uno slogan. Significa che il professionista deve essere in condizione di comprendere,
verificare e, se necessario, contraddire l'output del sistema. Se l'output non è verificabile,
la supervisione è apparente. Seconda, valutazione preventiva degli strumenti. Prima di integrare un
sistema nel flusso di lavoro, occorre verificare la documentazione tecnica fornita dal fornitore,
le condizioni di trattamento dei dati, le garanzie di conformità e la coerenza con il
dovere di riservatezza. Una scelta tecnologica fatta in fretta diventa un problema regolatorio
domani. Terza, aggiornamento continuo. L'AI-ACT è un regolamento entrata in vigore graduale,
con date di applicazione diverse per le diverse categorie di sistemi. Alcuni diieti operano dal
febbraio del 2025, gli obblighi sui modelli di uso generale dal successivo agosto, le regole
sui sistemi ad alto rischio entrano a regime dall'agosto del 2026. Il professionista legale
deve seguirne l'attuazione, anche perché la propria responsabilità cresce mano a mano che
gli obblighi diventano vincolanti. Nel prossimo episodio chiuderemo il percorso, una sintesi del
metodo del Legal Prompting e uno sguardo alle prospettive di evoluzione normative e tecnologiche.
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episodio è accompagnato da un numero dedicato con riferimenti note e materiali di approfondimento.
A presto!
Sottotitoli e revisione a cura di QTSS