Legal Prompting - Analisi di contratti e clausole con l'AI
S01:E06

Legal Prompting - Analisi di contratti e clausole con l'AI

Episode description

In questo sesto episodio applichiamo le tecniche di prompting all’analisi dei contratti.

Quattro operazioni distinte, ciascuna con un proprio prompt:

  • Revisione strutturata di un singolo contratto: ruolo, legge applicabile, punto di vista, aree da esaminare, formato dell’output.
  • Confronto tra versioni: differenze sostanziali, classificazione del rischio, few-shot prompting per uniformare il formato.
  • Verifica rispetto a una checklist: la qualità dell’output dipende dalla specificità della checklist, che va costruita prima.
  • Analisi di un DPA rispetto all’articolo 28 GDPR: ogni lettera del paragrafo 3 come voce di una verifica strutturata.

Tre cautele non negoziabili: il modello non negozia, non conosce il contesto commerciale, non sostituisce la lettura integrale da parte del professionista.

Sullo sfondo, un tema che torna: dove gira il modello che usate per analizzare un contratto del cliente. Una scelta di compliance, prima ancora che tecnica.

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Benvenuti al podcast su Legal Prompting, sono Nicola Fabiano e questo è l'episodio 6. Nello

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scorso episodio abbiamo parlato di chain of thought e few shot prompting, due tecniche che

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permettono di guidare il modello attraverso passaggi logici e di mostrargli esempi concreti

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del risultato che vogliamo ottenere. Oggi applichiamo quelle tecniche a uno dei terreni

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in cui i giuristi lavorano di più, i contratti. Quando parlo di analisi di contratti con l'AI

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intendo quattro operazioni distinte. La prima è la revisione strutturata di un singolo contratto,

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la seconda è il confronto tra due versioni dello stesso testo, la terza è la verifica di una

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clausola rispetto a una checklist, la quarta è l'analisi di un data processing agreement rispetto

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all'articolo 28 del GDPR. Sono operazioni diverse e richiedono prompt diversi. Cominciamo dalla

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revisione strutturata. L'errore più comune è chiedere al modello rivedi questo contratto. Una

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richiesta così generica produce un riassunto, non un'analisi. Il prompt deve invece definire

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ruolo, indicare la legge applicabile, fissare il punto di vista da cui leggere il testo ed

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elencare le aree da esaminare, per esempio clausole di limitazione di responsabilità,

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foro competente, durata e recesso, riservatezza, trattamento dei dati, ipotesi di forza maggiore.

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Per ciascuna area chiediamo al modello di citare il testo della clausola, di indicare la criticità

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rilevata e di proporre una formulazione alternativa. È chain of thought applicata. Il

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modello non emette un giudizio ma percorre un ragionamento che noi possiamo verificare. Il

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confronto tra versioni è il caso d'uso in cui l'AI dà i risultati più affidabili. Forniamo le due

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versioni, indichiamo che vogliamo le differenze sostanziali e non quelle puramente formali e

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chiediamo che ogni differenza sia classificata, a favore di chi è cambiata e quale rischio

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introduce. Qui il few shot aiuta molto. Se mostriamo al modello uno o due esempi di come

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vogliamo che sia formattata l'analisi delle differenze, l'output diventa subito più utile.

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La verifica rispetto a una checklist è terrenominato. Se la checklist è generica,

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l'output è generico. Se la checklist è specifica e riflette davvero la nostra prassi professionale,

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l'output diventa uno strumento di lavoro. Il punto è che la checklist va costruita prima,

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non improvvisata nel prompt. Veniamo al DPA, l'accordo sul trattamento dei dati. Qui il

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riferimento è preciso, l'articolo 28 del GDPR elenca i contenuti minimi obbligatori. Possiamo

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costruire un prompt che chieda al modello, per ciascuna lettera del paragrafo 3 dell'articolo

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28, se la corrispondente previsione è presente nel DPA, dove si trova, e se è formulata in

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modo conforme. È un esercizio in cui il modello è effettivamente utile, perché il riferimento

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normativo è chiaro e tassativo. Tre cautele. La prima, il modello non negozia. Può segnalare

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che una clausola è sbilanciata, ma non sa quanto potere contrattuale abbiamo né quale sia la

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prassi del settore. La seconda, il modello non conosce il contesto commerciale. Una clausola

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di esclusiva può essere normale in un settore e patologica in un altro. La terza, nessun output

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sostituisce la lettura integrale del contratto da parte del professionista. L'AI accelera la prima

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passata, non firma al posto nostro. C'è poi un tema che terrà banco nei prossimi episodi, dove

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gira il modello che usate per analizzare un contratto del cliente. Caricare un contratto

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riservato su un servizio cloud non controllato è una scelta di compliance prima ancora che una

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scelta tecnica. Ne parleremo a fondo nell'episodio sul segreto professionale. Nel prossimo episodio

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facciamo un passo in avanti dalla revisione del singolo contratto a Legal Prompting come

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componente strutturale dei processi di compliance aziendale, come si integra l'AI in un workflow

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legale senza creare nuovi rischi e senza disperdere responsabilità. Grazie per l'ascolto.

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Appuntamento al prossimo episodio.

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Sottotitoli e revisione a cura di QTSS